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Radio Active 20068 L'ascolti in tutto il mondo
“Nei tempi antichi, barbari e feroci – i ladri s’appendevano alle croci… ma nei presenti tempi più leggiadri, s’appendono le croci in petto ai ladri.”
Con questa citazione, che sa di satira sociale e di tragica attualità, si è aperta la seconda puntata della nuova stagione di Ora d’Arte, andata in onda il 26 settembre. Una serata che ci ha portato in un viaggio misterioso, drammatico, affascinante, attraverso la vita di uno dei più grandi artisti italiani: Michelangelo Merisi, meglio noto come Caravaggio.
La luce nel buio della storia
Nato il 29 settembre 1571 a Milano, Caravaggio non è stato solo un pittore. È stato un rivoluzionario. Un uomo che ha scardinato le regole della rappresentazione sacra, restituendo ai santi e ai martiri la carne, la polvere, il sangue e la miseria degli uomini. Nei suoi dipinti, la luce non è decorazione: è rivelazione: squarcia il buio e mostra la verità.
Artista irrequieto, geniale e violento, Caravaggio visse una vita fatta di risse, fughe e condanne. Nel 1606, a seguito di un omicidio di durante una partita di pallacorda, fu condannato alla decapitazione. Cominciò così il suo esilio: prima Napoli, poi Malta, la Sicilia e ancora Napoli, fino alla morte prematura, avvolta nel mistero, nel 1610 a Porto Ercole.
La Natività rubata: il fantasma di un capolavoro
Ma questa puntata non era solo un omaggio alla pittura caravaggesca. Era anche il racconto di una ferita aperta: il furto di uno dei suoi capolavori, La Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi, scomparsa nella notte del 18 ottobre 1969 dall’Oratorio di San Lorenzo, nel centro storico di Palermo.
Un quadro intenso, cupo, struggente: il volto della Madonna stanca, la luce che scivola sulla presenza silenziosa dei santi. Un’opera che parlava di povertà e speranza. Di sacro e umano, come solo Caravaggio sapeva fare.
E poi, il buio. Alcuni ladri penetrarono nell’oratorio, recisero la tela dalla cornice e scomparvero. Il giorno dopo, solo il vuoto. Un buco nel legno dorato e alcuni frammenti della tela strappata come un grido muto.
Mafia, misteri e distruzione
Le indagini si susseguirono per anni. All’inizio si ipotizzò un collezionista straniero. Poi, negli anni ’90, i pentiti di mafia parlarono chiaro: l’opera fu rubata su commissione e poi distrutta accidentalmente, arrotolata senza cura, lasciata marcire in un garage o addirittura bruciata per non lasciare prove. Francesco Marino Mannoia, uno dei più attendibili tra i pentiti, raccontò tutto al giudice Falcone.
Altre teorie si accavallarono nel tempo: una pista portava a Laviano, in provincia di Salerno, dove un ricettatore avrebbe dovuto mostrare il dipinto a un giornalista inglese, Peter Watson, ma il terremoto dell’Irpinia mandò in frantumi l’incontro.
Ad oggi, La Natività di Caravaggio è ancora inserita nelle liste delle opere d’arte più ricercate dall’FBI, dall’Interpol e dalle maggiori organizzazioni internazionali per il recupero di beni culturali. Un fantasma dell’arte, un simbolo di ciò che l’avidità può strappare alla bellezza.
Oggi resta solo una riproduzione
Nel piccolo oratorio di Palermo, al posto del dipinto originale, oggi c’è una riproduzione digitale ad altissima definizione, ma chi ha visto la Natività vera, racconta che non sarà mai la stessa cosa. La luce di Caravaggio – quella vera – non si riproduce. Si subisce. Si vive.
Eppure, quell’assenza è diventata presenza. La memoria dell’opera vive nella coscienza collettiva, negli articoli, nelle puntate radiofoniche come la nostra, nei documentari, nei racconti tramandati.
Forse, è anche questa una forma d’arte: la capacità di ricordare ciò che ci è stato tolto. Di portare con noi, come fiaccole accese, i capolavori perduti.
“Caravaggio ci ha insegnato che la bellezza non è nelle cornici d’oro, ma nei volti rugosi, nei piedi scalzi, nelle lacrime che non hanno paura di cadere.”
La musica della puntata
Ad accompagnare questo viaggio, tra spunti di riflessione e capolavori aritstici, una nuova selezione musicale all’insegna dell’energia del rock:
Vi aspettiamo ogni venerdì sera alle 21.00 – in diretta – su Radioactive 20068.
E ricordate: anche l’inferno trova sollievo nell’arte – forse perchè l’arte – rende liberi.
Scritto da: Danny2.0
today25 Maggio 2026 53 36
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