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LIVE AID il suono di un’era, intervista a Gabriele Medeot

today17 Novembre 2025 53 13 5

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Cosa resta di quella domenica d’estate in cui la musica ha provato a salvare il mondo?

Il 13 luglio 1985 quasi due miliardi di persone si sono fermate davanti alla televisione. Londra e Philadelphia unite da sedici ore di musica no-stop: Queen, U2, David Bowie, Led Zeppelin, Bob Dylan. Un fiume di rock’n’roll con un obiettivo preciso: raccogliere fondi per fermare la carestia in Etiopia.

Nella puntata di venerdì scorso di Rock&Books abbiamo incontrato Gabriele Medeot, autore di “Live Aid – Il suono di un’era” (Tsunami Edizioni), per capire cosa si nasconde dietro quella giornata storica. E abbiamo scoperto che il Live Aid non è stato solo un concerto, ma lo specchio di un decennio intero.

LIVE AID il suono di un'era Rossella

Gli anni Ottanta non erano solo spalle imbottite e colori fluo. Erano la crisi petrolifera, la guerra delle Malvinas, il 1984 orwelliano che si avverava. Eppure, in quel contesto di contraddizioni, Bob Geldof riuscì a convincere il mondo intero che valesse la pena provarci. Che la musica potesse davvero muovere le coscienze.

Medeot, che di quel Live Aid fu spettatore quattordicenne, ci ha portato dentro la macchina organizzativa dell’evento: le porte a cui Geldof bussò, i “no” che ricevette, le sfide tecniche di collegare due continenti in diretta. Un lavoro titanico che trasformò un’idea folle in realtà.

Ma il cuore del libro, e della nostra conversazione, sta altrove. Sta in quella riflessione sulla musica come forma di salvezza: c’è chi la ascolta per trovare conforto, e c’è chi, pur non potendola ascoltare, sopravvive grazie a ciò che la musica muove nel cuore degli altri. Il Live Aid salvò vite di persone che il rock non lo conoscevano nemmeno. Un paradosso potente.

Quello che resta, quarant’anni dopo, è forse la lezione più importante: provarci. Anche quando sembra impossibile, anche quando i risultati non saranno perfetti. Quel bambino di quattordici anni che guardava il Live Aid dalla TV sognava un mondo migliore. E quel sogno, in qualche modo, è ancora valido.

Per chi si fosse perso la puntata, il podcast è disponibile su RadioActive20068, su Spotify o Spreaker.

Un’ora di musica e parole per capire perché sognare un mondo migliore non passa mai di moda.

Scritto da: Rossella Rosselli

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