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Tamara

today12 Gennaio 2026 31 5 5

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Venerdì 9 Gennaio, Ora d’Arte è tornata in diretta per il secondo appuntamento del 2026. Una puntata speciale: la quattordicesima della seconda stagione, la quarantatreesima complessiva di un progetto che continua a esplorare l’arte come esperienza emotiva, sensoriale e – perché no – terapeutica.

La trasmissione di Danny ha aperto le danze con una citazione che ha subito tracciato il confine della serata:

«Ho dipinto re e prostitute. Non dipingo le persone perché sono famose – ma perché mi ispirano.»

Una frase che è già manifesto, già dichiarazione d’intenti.

Da lì, la voce in studio ha invitato gli ascoltatori a rallentare, a lasciare fuori il rumore della settimana, a entrare in quell’ora sospesa in cui i sensi diventano cura e l’arte diventa spazio di libertà.

Da Varsavia, sotto la neve

Il viaggio ha avuto inizio lontano, nella Varsavia dei primi del Novecento. Una città divisa, malinconica e resistente, stretta tra antico e moderno, sotto il dominio russo ma attraversata da un fermento culturale intenso. Una Varsavia che, d’inverno, sembra trattenere il respiro, come una donna fragile e fiera che continua a danzare nonostante tutto.

Ed è proprio lì che nasce la protagonista della serata: Tamara de Lempicka.

La puntata ha intrecciato musica e narrazione, amore e vulnerabilità, preparando il terreno a una storia fatta di contraddizioni, audacia e costruzione consapevole del proprio mito.

Tamara: verità, bugie e identità

Figlia di una donna polacca e di un agiato ebreo russo, Tamara – all’anagrafe Maria Rozalia Gurwik Gorska – è stata fin da subito una figura complessa. Una donna che ha mentito spesso su se stessa: sull’anno di nascita, sull’esistenza di una figlia, sulla propria biografia. Bugie non per nascondersi, ma per plasmare la propria immagine, come un’opera d’arte.

La sua vita è stata mondana, lussuosa, attraversata da feste, amanti, viaggi e scandali. Ma anche segnata da una straordinaria disciplina pittorica, da uno studio rigoroso della forma e della luce, e da un talento capace di fondere cubismo e neoclassicismo in uno stile immediatamente riconoscibile.

A Parigi, dopo l’arresto del marito Tadeusz Lempicki e l’esilio, Tamara costruisce la sua cifra artistica: corpi lucidi, pelle levigata, geometrie nette, eleganza fredda. E soprattutto una donna nuova, moderna, indipendente, potente.

Arte, desiderio e modernità

Nel corso della puntata, Ora d’Arte ha attraversato anche gli aspetti più audaci della produzione di Lempicka: i nudi femminili, le coppie omosessuali, la sensualità sofisticata e mai volgare. Opere che, sorprendentemente, all’epoca furono accolte con favore, diventando simbolo di un’epoca che cercava nuove forme di libertà.

Dipinti come La Belle Rafaela, The Dream o Prospettiva raccontano un corpo femminile plastico, scultoreo, costruito con la stessa precisione di un’architettura. Un erotismo suggerito, mai urlato, che dialoga con la psicologia e con il desiderio di emancipazione.

Ma Tamara non è stata solo provocazione. Nella puntata è emerso anche il lato più intimo e inatteso dell’artista: le figure religiose, i ritratti di bambine, il dipinto a lei più caro, La Madre Superiora. Un’opera che non volle mai vendere, nata da un periodo di profonda depressione, e capace di condensare dolore, spiritualità e silenzio.

Dall’Europa all’America, fino al Messico

La musica – da Alice in Chains a Tom Petty, fino a John Waite – ha accompagnato gli spostamenti di Tamara attraverso la storia: Parigi, New York, il successo americano, l’esilio forzato dalla guerra, il progressivo allontanamento dalla scena artistica negli anni ’50.

Dopo la morte del secondo marito, il barone Kuffner, Tamara cambia vita. Si ritira, replica le opere del passato, si avvicina a temi spirituali e alla natura. Infine, sceglie il Messico come ultima dimora, a Cuernavaca, dove muore nel 1980.

Il suo ultimo desiderio viene rispettato: le ceneri sparse sul vulcano Popocatépetl, simbolo potente e definitivo di una vita vissuta sempre al limite tra eleganza e audacia.

Un’arte che resta

La puntata si è chiusa come un sipario che si abbassa lentamente. Tamara de Lempicka resta lì, sospesa tra sogno e geometria, con le sue donne fiere e silenziose che continuano a guardarci da un’epoca che non ha mai smesso di essere moderna.

Ancora una volta, Ora d’Arte ha dimostrato che raccontare l’arte non significa solo spiegare opere e date, ma creare un’esperienza, un viaggio sensoriale che accompagna l’ascoltatore anche quando la radio si spegne.

Perché, come ci ricorda lo slogan che ha chiuso la serata:

se l’arte rende liberi, allora – sempre – viva la libertà.

Scritto da: Danny2.0

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