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Universi Paralleli

today17 Gennaio 2026 47 5

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Quando l’arte diventa una necessità vitale…

C’è un bisogno profondo, spesso invisibile, dal quale nascono universi interiori. Mondi che non chiedono attenzione, ma che continuano a parlarci.

La quindicesima puntata di Ora d’Arte è partita proprio da qui: dall’arte non come esibizione, ma come gesto di sopravvivenza.

Venerdì sera, su Radioactive20068, si è aperto un nuovo viaggio sensoriale. Un invito a rallentare, ad abbassare il rumore del mondo, a concedersi uno spazio di ascolto. Perché Ora d’Arte non è solo racconto: è musica, atmosfera, sospensione del tempo.

Dopo l’apertura affidata ai Doors, la puntata ha scavato nel cuore del tema: l’arte come rifugio, come casa mentale, come risposta quando la realtà non basta. Non l’arte per farsi notare, ma l’arte per non sparire.

  • Adolf Wölfli: inventare mondi per restare vivi

Il primo protagonista è Adolf Wölfli, nato a Berna nel 1864. Un’infanzia segnata da abbandoni e violenza, una vita di fatica e silenzi, fino alla diagnosi di schizofrenia e al ricovero definitivo nel manicomio di Waldau.

È proprio lì che Wölfli inizia a disegnare, scrivere e comporre musica. Non per scelta estetica, ma per necessità mentale. Nascono opere densissime, ossessive, fatte di figure ripetute, geometrie, numeri e solfeggi: un universo coerente capace di contenere il caos.

In trent’anni produce oltre 1300 disegni e una monumentale autobiografia di più di 25.000 pagine. Solo dopo la morte verrà riconosciuto come uno dei grandi artisti del Novecento. Oggi le sue opere sono conservate al Museo di Belle Arti di Berna.

  • Carlo Zinelli: ripetere per resistere

Il secondo viaggio ci porta in Italia, nella provincia di Verona. Carlo Zinelli nasce nel 1916. La guerra e il fronte spezzano presto la sua vita. Dopo l’esperienza militare e la guerra civile spagnola, viene internato in manicomio, dove trascorre anni di isolamento.

Alla fine degli anni Cinquanta, Zinelli inizia a disegnare. Per ore, ogni giorno. Figure umane e animali si ripetono, camminano, tornano. Un linguaggio semplice e potentissimo, capace di raccontare memoria, lavoro, guerra e desiderio.

L’arte diventa cura, equilibrio, contenimento. Nel 1963 le sue opere vengono esposte proprio a Berna, chiudendo simbolicamente il cerchio con Wölfli. Quando perde il suo spazio di lavoro, smette di dipingere. Morirà nel 1974.

  • Arte come atto di sopravvivenza

Un artista svizzero e uno italiano, accomunati da una stessa urgenza: creare per restare interi.

Per entrambi, la creatività non è mai stata una scelta professionale, ma una necessità vitale.

Questa puntata di Ora d’Arte non racconta solo opere, ma menti sotto assedio che hanno trasformato la sofferenza in linguaggio. Forse l’arte più vera non nasce dal talento, ma dal bisogno di non soccombere.

Perché, in fondo, l’arte rende liberi. Sempre.

📌 La puntata è disponibile in podcast su Spotify e sul sito della radio.

Scritto da: Danny2.0

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