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Radio Active 20068 L'ascolti in tutto il mondo
Se n’è andato Gino Paoli, uno degli ultimi giganti della canzone d’autore italiana. Aveva 91 anni. A darne notizia è stata la famiglia con una nota essenziale e commossa: “Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari”, chiedendo al contempo la massima riservatezza. Non sono state rese note le cause della morte.
Nato a Monfalcone il 23 settembre 1934 e cresciuto a Genova — città alla quale è rimasto profondamente e indissolubilmente legato per tutta la vita — Paoli è stato uno dei pilastri della cosiddetta scuola genovese, quella straordinaria stagione artistica che tra la fine degli anni Cinquanta e i Sessanta ha rivoluzionato la canzone italiana insieme ad amici e colleghi come Luigi Tenco e Fabrizio De André. Una generazione di cantautori che ha portato la parola al centro della musica, trasformando le canzoni in letteratura.

La sua carriera inizia ufficialmente nel 1959 con i primi 45 giri per la Dischi Ricordi, sotto la direzione artistica di Nanni Ricordi. I primi passi sono silenziosi: La gatta, brano autobiografico del 1960, nei primi tre mesi vende poco più di cento copie. Poi, lentamente, il passaparola fa il miracolo — e quella canzone diventa il primo segnale di qualcosa di nuovo. Il 1963 porta il capolavoro assoluto: Sapore di sale, arrangiato da Ennio Morricone con il sassofono di Gato Barbieri, entra nella storia della musica italiana e lo consacra definitivamente al grande pubblico. Insieme a Il cielo in una stanza, Senza fine, La gatta e Che cosa c’è, quei brani sono diventati classici intramontabili, capaci di attraversare generazioni con una scrittura essenziale, intensa, universale.
La sua vita è stata anche attraversata da ombre profonde: il tentativo di suicidio nel luglio del 1963, anni di dipendenza dall’alcol poi superata, la morte del fratello. Esperienze che ha sempre raccontato con disarmante lucidità, senza autocommiserazione, come parte di un’esistenza vissuta sino in fondo. La stessa lucidità che lo ha reso, negli ultimi anni, una voce preziosa e libera nel panorama culturale italiano — ospite di podcast, protagonista di cover story, voce fuori dal coro mai banale.
Con Gino Paoli scompare una delle figure fondanti della musica d’autore italiana, un uomo che ha saputo mettere in parole quello che molti non riuscivano nemmeno a pensare.
Il cielo in una stanza resterà per sempre.
Scritto da: Rossella Rosselli
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