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Anatomia di un Incubo

today25 Aprile 2026 20 4

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Ci sono artisti che inseguono la bellezza – e poi ci sono quelli che scelgono di guardare dentro l’abisso… e restituirlo sulla tela con lucidità chirurgica.

La puntata di venerdì 24 aprile di Ora d’Arte ha fatto proprio questo: un’immersione intensa, a tratti scomoda, nell’universo di Francis Bacon, uno degli artisti più inquieti e radicali del Novecento.

Una puntata che arriva alla vigilia della Festa della Liberazione, occasione per interrogarsi sul significato della libertà oggi. Una riflessione lasciata volutamente aperta, prima di entrare nel cuore della serata: un viaggio nell’incubo, sì, ma anche nella verità più nuda dell’essere umano.

Dublino, 1909: nascita di un’inquietudine

Il nostro percorso parte da Dublino, in un’epoca sospesa tra tradizione e cambiamento. È qui che, nel 1909, nasce Francis Bacon. Fin dall’infanzia, la sua vita è segnata da tensioni: un padre autoritario, una salute fragile, e un senso di inadeguatezza che lo accompagnerà a lungo.

Dopo il trasferimento a Londra e la scoperta della propria identità, Bacon si scontra con una società ancora profondamente ostile. A soli 17 anni viene cacciato di casa. È l’inizio di un’esistenza errante, ma anche della costruzione di uno sguardo artistico unico.

Parigi e l’illuminazione artistica

Nel 1927, il giovane Bacon approda a Parigi, crocevia dell’arte europea. Qui rimane folgorato dalle opere di Pablo Picasso, che influenzeranno profondamente la sua visione.

Dopo anni di sperimentazione tra cubismo e surrealismo, arriva una prima grande battuta d’arresto: nel 1936 le sue opere vengono rifiutate dalla Mostra Internazionale del Surrealismo. La reazione? Distruggere quasi tutto. Un gesto radicale che racconta molto del suo rapporto viscerale con l’arte.

L’arte come impatto, non come spiegazione

Per Bacon, la pittura non deve essere compresa: deve colpire. “Agire direttamente sul sistema nervoso”, diceva. Niente simbolismi rassicuranti, niente narrazioni lineari. Le sue opere sono esperienze fisiche.

Figure deformate, corpi compressi, volti che urlano senza suono. Le sue tele non offrono rifugio: mettono lo spettatore davanti a una verità instabile, in continuo mutamento.

Opere chiave: tra urla e visioni

Tra i lavori più significativi emerge Crucifixion, una delle poche opere sopravvissute agli anni ’30: un’immagine disturbante, sospesa tra sacro e macello.

Ma è nel 1944 che Bacon lascia il segno con il suo celebre trittico Three Studies for Figures at the Base of a Crucifixion: tre figure mostruose, urlanti, simbolo di una vendetta primordiale. Un’opera che consacra il suo nome nel panorama artistico internazionale.

Negli anni successivi, Bacon sviluppa cicli iconici:

  • La serie delle “Head”, volti frammentati e irriconoscibili
  • I celebri “Papi”, ispirati al ritratto di Diego Velázquez dedicato a Papa Innocenzo X, trasformati in figure imprigionate e urlanti
  • I ritratti intimi, come quello del compagno George Dyer

Ogni opera è una variazione sul tema dell’identità: instabile, fragile, destinata a deformarsi.

Solitudine, perdita e autoritratto

Negli anni ’60 e ’70, la pittura di Bacon si fa ancora più personale. I ritratti degli amici, e in particolare di George Dyer, rivelano una dimensione emotiva più esplicita, pur mantenendo quella tensione visiva che lo caratterizza.

Negli anni ’80, ormai segnato dalla perdita di molte persone care, Bacon realizza alcuni autoritratti. Le figure restano deformate, ma i colori si fanno più chiari: come se, nel caos, emergesse una forma di accettazione.

L’eredità di un artista “incompatibile”

Francis Bacon non cercava empatia, non voleva essere spiegato, diffidava dei critici e rifiutava ogni interpretazione definitiva. La sua arte è, per sua natura, incompatibile con il bisogno umano di dare senso alle cose.

Eppure, proprio in questa tensione, risiede la sua forza.

Un incubo necessario

La puntata si è chiusa con una riflessione potente: l’arte di Bacon è disturbante, certo, ma è anche profondamente onesta. Ci ricorda che sotto la superficie ordinata della realtà, siamo tutti in trasformazione, instabili e vulnerabili.

Un viaggio oscuro, ma necessario.

Il prossimo appuntamento è fissato per venerdì 8 maggio, con una puntata speciale in cui sarete voi i protagonisti: “Se foste un dipinto o un’opera d’arte famosa, quale sareste?”

Scatenatevi! …e buona festa della Liberazione.

Scritto da: Danny2.0

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