Sabato 20 giugno 2026, ore 22.00: GERMANIA-COSTA D’AVORIO!
Giusto in tempo per accomodarmi sul divano alquanto agé dello studiolo domestico, ascoltare gli inni nazionali (Quanto manca il risorgimentale “Fratelli d’Italia”!) e l’emozione calcistica viene spontaneamente a tenermi compagnia.
Quando l’arbitro paraguaiano Juan Gabriel Benitiz decreta l’inizio delle ostilità sportive, avverto una sorta di premonizione secondo cui la Germania, nazionale pluridecorata (vincitrice di 4 titoli iridati: 1954, 1970, 1990, 2014) e ben condotta dallo stratega Nagelsmann, non avrà vita facile contro la Costa d’Avorio che, pur essendo sapientemente allenata dal tattico Faé e impreziosita da giocatori di luminose speranze, vanta solo 4 partecipazioni ai Mondiali (2006, 2010, 2014, 2026).
Benché la storia e il blasone non scendano sul prato verde, il favore del pronostico arride alla compagine tedesca.
Si parte! Il ritmo è sostenuto, i cambi di gioco sono continui, il palleggio è raffinato, le ripartenze sono fulminee, c’è sano agonismo, c’è tanta voglia di gol e poi ci sono le parole di Eduardo Galeano (da me umilmente ribattezzato “la versatile penna uruguagia“), che riecheggiano nella mia mente:”… il calcio è l’arte dell’imprevisto“.
Proprio così! Assisto annichilito all’incalzante susseguirsi di eventi: 30′ gol della Costa d’Avorio con l'”italico” Kessie, 68′ gol della Germania col panchinaro Unvad. Pareggio! Ma la partita non è finita, mancano ancora 6 minuti circa: serpeggia pathos tra allenatori, giocatori e tifosi. 88′ Adingra sbaglia per gli Elefanti d’Africa il gol del raddoppio e del probabile trionfo. 94′ gol vittoria per i teutonici. Ancora e magicamente Unvad (3 reti in 2 partite)!
Nell’onorare i vinti, ai quali auguro di riprendersi e di continuare il loro cammino mondiale, mi verrebbe da dire in stile simil manzoniano: “Undav! Chi è costui?”.
Non è certo l’astro nascente del calcio germanico, ma non è più lo “SCARTATO”.
Infatti, dopo essere stato bocciato quando militava nel settore giovanile del Werder Brema in quanto ritenuto troppo basso per il calcio moderno, non si è perso d’animo e ha continuato a giocare a pallone e a lavorare in fabbrica come operaio, con quella fierezza tipica delle genti della Bassa Sassonia da cui proviene.
Il suo carattere ferreo, il suo spirito indomito, la sua voglia (non ossessione!) di rimettersi alla prova, la sua umiltà sconfinata lo aiuteranno a rialzarsi e a cogliere le opportunità offerte, onorandole con l’etica del lavoro e del sacrificio.
Dapprima approda all’Union Saint Gilloise (Belgio), poi al Brighton (Inghilterra) ed infine farà ritorno in patria: Stoccarda e Nazionale.
Undav, da scartato ad eroe nazionale, perché il calcio come la vita è celestiale imprevedibilità!
Serenamente,
Cristiano Ruaro
ex agente Fifa e commentatore sportivo televisivo
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