Ascoltatori:
Ascoltatori di punta:
play_arrow
Radio Active 20068 L'ascolti in tutto il mondo
Mi sono presa un giorno per lasciar sedimentare tutto. Le emozioni, i volti, le canzoni, i momenti. Perché Sanremo non inizia il martedì e non finisce il sabato notte — per chi ci lavora, il Festival è un mondo a sé che si costruisce molto prima e si porta dentro ancora a lungo dopo.
Quest’anno ho avuto l’onore di entrare in sala stampa Lucio Dalla, partecipando alle conferenze stampa degli artisti. Un’esperienza che mi ha arricchita tanto dal punto di vista professionale quanto da quello umano. Perché in quella stanza si crea qualcosa di speciale: giornalisti di ogni esperienza, radio, testate web, tutti accomunati dalla stessa passione. Dopo giorni passati fianco a fianco si diventa una piccola famiglia.
Gli artisti che salgono su quel palco sono professionisti che portano con sé mesi di lavoro, emozioni, aspettative. La canzone che presentano è solo l’inizio di un lungo percorso — promozioni, dischi, tour. L’Ariston è una vetrina enorme, e il nostro ruolo come giornalisti è quello di ascoltare con rispetto e curiosità, anche quando la musica è lontana dai nostri gusti personali.
La vittoria di Sal Da Vinci: prevedibile, o forse no?
La vittoria di Sal Da Vinci al Festiva di Sanremo 2026 con Per sempre sì ha generato in me qualche riflessione. Sal da Vinci è un artista vero. Ha una bella voce, è intonato, ha un sorriso smagliante e sulla soglia dei sessant’anni divora il palco con una naturalezza disarmante.
Ma c’è di più. Per sempre sì non è semplicemente un pezzo reazionario o nostalgico — è un brano neomelodico e classico nella forma, ma allo stesso tempo molto contemporaneo nella sua capacità di fare cortocircuito tra passato e presente. I meme, i balletti, le coreografie: su tutto questo è stato fatto un lavoro preciso e consapevole. In un Sanremo piuttosto tradizionale, con un cast non particolarmente brillante e poco spazio per la narrazione artistica, la vittoria di Sal Da Vinci ha una sua coerenza interna. Forse è anche uno specchio del paese, detto a denti stretti e con un po’ di amaro in bocca — il mondo brucia, e vince Sal Da Vinci. I gusti sono un’altra cosa, ci mancherebbe, ma nell’ottica di quello che è stato questo festival, è una vittoria che ci sta.
Detto questo, rimane una riflessione strutturale che vale la pena fare: la sala stampa di oggi non è composta esclusivamente da giornalisti musicali, e il suo voto finisce spesso per alimentare dinamiche di discussione e spettacolarizzazione che non sempre sono rappresentative di un racconto musicale serio. Va ricordato, peraltro, che la sala stampa ha già il suo riconoscimento ufficiale — il Premio Mia Martini. Tutto il resto è, di fatto, un surplus.
I numeri, la polemica su Sayf e la verità dei dati
Nelle ore successive alla finale, sui social si è diffusa la notizia che Sayf, vincitore del televoto nell’ultima serata, sarebbe stato “boicottato” dalla sala stampa, perdendo il Festival “per colpa dei giornalisti faziosi” — un copione già visto nel 2024 con Geolier, anche se anche in quel caso le cose non andarono esattamente così.
I fatti, però, raccontano una storia diversa.
Le giurie del Festival sono tre — televoto, sala stampa e giuria radio-TV — e pesano rispettivamente per il 34%, 33% e 33%. Come emerge chiaramente dai dati pubblicati sul sito della RAI, Sal Da Vinci non ha vinto grazie a un presunto boicottaggio di Sayf, ma perché aveva accumulato un numero consistente di voti al televoto nelle serate precedenti, costruendo un vantaggio difficile da colmare.
E guardando nello specifico l’ultima fase di votazione, emerge un dato spesso ignorato: nella classifica della sala stampa, Sayf arriva terzo, davanti proprio a Sal Da Vinci che è quarto. È invece la giuria delle radio a tenere più alto Sal Da Vinci — secondo nella loro classifica — mentre Sayf scende al terzo posto.
Questo non significa difendere la sala stampa a prescindere. Significa semplicemente raccontare le cose per quello che sono, senza semplificazioni forzate, senza narrazioni complottiste. Perché i numeri contano, e quando li si guarda davvero, smontano le polemiche prima ancora di doverle commentare.
Quello che rimane
In un’edizione con artisti come Ditonellapiaga, Fulminacci, Sayf, Malika Ayane, Levante, Arisa e Serena Brancale — tutti capaci di portare sul palco scrittura, profondità e originalità — la domanda che mi faccio non è tanto su chi ha vinto, ma su cosa ci racconta questo Sanremo di noi, del nostro gusto collettivo, di come consumiamo e valutiamo la musica oggi.
Fuori dalla sala stampa, il Festival è stato anche altro: artisti in giro per la città, dj set improvvisati, firma copie, l’energia caotica e colorata che solo Sanremo sa creare. Un circo meraviglioso, nel senso più affettuoso del termine.
Quello che rimane, alla fine, è la musica. E l’invito — a noi giornalisti per primi — a prenderla sempre sul serio, con la cura e la responsabilità che merita.
E se mi chiedete qual è il mio podio ideale di questo Sanremo 2026? Senza esitazioni: Ditonellapiaga, Fulminacci e Sayf. Tre artisti che, ciascuno a modo suo, hanno dimostrato che la musica può essere ancora ricerca, coraggio e sostanza. Ma questa, si sa, è un’altra storia.
Scritto da: Rossella Rosselli
Arisa Ditonellapiaga Festival di Sanremo Fulminacci giuria Sanremo Levante Malika Ayane musica italiana Per sempre tu Premio Mia Martini Radio Active 20068 Sal Da Vinci sala stampa Sanremo Sanremo 2026 Sayf Serena Brancale televoto Sanremo
Commenti post (0)