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ora d'arte

A come Appartenenza

today23 Maggio 2026 11 4

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La puntata numero 28, è stata vissuta come un momento in cui le parole smettono di essere semplici parole e diventano immagini. Succede quando una puntata riesce a toccare qualcosa di profondo: il senso di appartenenza, la memoria, le radici. È accaduto ieri sera a Ora d’Arte, con un episodio dal titolo tanto semplice quanto potente: “A come Appartenenza”.

Fin dalle prime battute, il filo conduttore è stato chiaro: viviamo immersi nella bellezza, eppure troppo spesso la attraversiamo distrattamente, come se fosse ordinaria amministrazione. La riflessione si è sviluppata attorno a un’idea precisa: l’arte non è qualcosa di distante o elitario, ma una presenza viva che abita i nostri paesaggi, le nostre città, i nostri gesti quotidiani. È ciò che ci unisce, ciò che ci rende riconoscibili, ciò che ci appartiene.

Nel corso della serata, il racconto ha intrecciato attualità, identità culturale e amore per il territorio italiano. Dal richiamo alle piazze gremite di tifosi, simbolo di una partecipazione collettiva che potrebbe diventare anche consapevolezza civile, fino alla celebrazione dell’Italia come terra unica per biodiversità, tradizioni e patrimonio artistico. Un viaggio dentro un Paese descritto non come “parcheggio d’Europa”, ma come un luogo irripetibile, capace di generare bellezza attraverso il rapporto tra natura, storia e creatività umana.

Al centro della puntata, naturalmente, l’arte.

L’attenzione si è soffermata su due grandi interpreti del paesaggio italiano: Giovanni Fattori e Antonio Fontanesi. Due artisti diversi per stile e sensibilità, ma accomunati dalla capacità di trasformare la natura in emozione.

Di Fattori è emersa la Toscana autentica: strade bianche, campi assolati, cavalli, silenzi e cieli immensi. Una pittura sincera, concreta, lontana dalla retorica, dove la terra italiana diventa memoria collettiva. Nei suoi quadri non c’è idealizzazione: c’è il vero. E proprio per questo, c’è poesia.

Con Fontanesi, invece, il paesaggio si fa più intimo e malinconico. Nebbie, cieli bassi, sentieri immersi nel silenzio: la natura diventa stato d’animo, riflesso dell’interiorità umana. Una pittura sospesa, contemplativa, che sembra parlare direttamente alle emozioni più profonde.

La puntata ha così costruito un itinerario dentro l’anima del nostro Paese: dalla luce della Maremma alle atmosfere umide della pianura, ricordandoci che l’Italia non è soltanto un territorio geografico, ma un insieme di memorie, colori, tradizioni e sensibilità artistiche che continuano a raccontarci chi siamo.

E forse il messaggio più forte della serata è stato proprio questo: l’arte ci rende liberi perché ci restituisce consapevolezza. Ci insegna a guardare meglio ciò che abbiamo intorno. Ci ricorda che apparteniamo a una terra straordinaria, fragile e bellissima, che merita di essere amata, custodita e difesa.

Una puntata intensa, poetica e profondamente identitaria, che ha lasciato agli ascoltatori una domanda semplice ma importante: siamo davvero consapevoli della bellezza che ci appartiene?

Perché, come ricordato in chiusura di diretta, certe risposte continuano ancora oggi a soffiare nel vento.

 

Scritto da: Danny2.0

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