Sabato 18 luglio 2026, giornata da ricordare non solo perché alle ore 23.00 italiane si disputerà la finale per il terzo posto tra Francia e Inghilterra (altrimenti definita “finalina”, ossia, mi verrebbe da dire, la sfida di chi naviga nelle cupe acque della delusione, avvinto dall’acre profumo della sconfitta), ma soprattutto perché sarà la vigilia della finalissima che avrà luogo domenica alle ore 21.00 italiane in cui la Spagna cercherà di scucire con abile maestria sartoriale dalla maglia dell’Argentina il titolo di Campione del Mondo.
La vigilia, ovvero quel periodo di tempo che precede nell’immediatezza una festività importante, un evento solenne, o un cambiamento significativo, esercita il suo fascino in forma trasversale e coinvolgente, senza risparmiare nessuno: dai bambini agli adulti, dagli intellettuali alle persone comuni, dai dilettanti ai professionisti.
Chi non ricorda determinate vigilie come momenti unici e memorabili a tal punto da offuscare la portata dell’evento stesso?
In cuor mio, per amore di verità, il tempo dell’attesa ha sempre avuto un ruolo centrale nella mia esistenza ancor prima di imbattermi nel pensiero del nobile Poeta di Recanati, che nel suo “Il sabato del villaggio”, evidenzia che la vera gioia risiede nell’aspettativa del giorno di festa, in quanto essa nutre la fervida immaginazione, nonché l’agognata speranza e l’effimera felicità.
Come dimenticare la vigilia di Natale, in cui da bambino ammiravo il presepio, realizzato con statuine in gesso dei primi del novecento e allestito dall’adorato nonno materno, il quale mi intratteneva con racconti religiosi e di vita quotidiana? Come dimenticare quella notte, antecedente la mia prima partita di pallone, fantasticando di essere un calciatore della rivoluzionaria Nazionale olandese per il solo fatto che avrei indossato la maglia sociale (in lana pesante) di colore arancione? Come dimenticare le vigilie che precedevano gli svariati esami scolastici? E come dimenticare infine una vigilia dalle armoniose note romantiche?
Chissà quindi come trascorreranno le ore che separano l’attesa dall’inizio delle loro gare i giocatori di Francia-Inghilterra e di Spagna-Argentina! Gli stati d’animo sono e saranno diametralmente opposti: se da una parte sussiste la frustrazione calcistica di francesi e inglesi, sentimento ineluttabile dopo le cocenti sconfitte, che verrà mitigata dal richiamo dell’etica sportiva, dal senso di appartenenza e dalla voglia di competere anche per la conquista di un terzo posto con conseguente medaglia di bronzo, dall’altra parte invece emerge palesemente l’euforia incontenibile, l’inconfutabile merito e la viscerale passione di Spagna e Argentina per aver conquistato in modi diversi ma comunque efficaci l’accesso alla “Partita delle Partite“.
La Spagna nella prima semifinale ha superato col risultato di 2-0 (gol di Oyarzabal e P. Porro) la Francia, annichilendo quest’ultima col suo proverbiale palleggio, la quale, pur godendo dei favori del pronostico in virtù delle 6 vittorie consecutive, del secondo miglior attacco (Mbappé capocannoniere con 8 gol ex aequo con Messi), di una difesa pressoché ermetica e di un gioco spumeggiante, si è smarrita nel labirinto tattico architettato da Mister de la Fuente, senza trovare il bandolo della matassa e la forza di reagire a livello nervoso e motivazionale di fronte alle avversità di natura iberica.
L’Argentina nella seconda semifinale ha dimostrato ancora una volta di essere una squadra di temperamento (talvolta eccessivo: mancano inspiegabilmente alcuni provvedimenti disciplinari!), tenace, lottatrice, illuminata dal proprio eroe tecnico e carismatico (Leo Messi, fin qui 8 gol e 4 assist alla veneranda età di 39 anni) e saggiamente condotta da Mister Scaloni, alias l’Empatico (mia licenza!), rimontando, non è la prima volta, a tempo scaduto lo svantaggio conseguito contro l’Inghilterra, che ha deciso deliberatamente di abiurare i principi di gioco tipici dei leoni anglosassoni e rintanandosi pericolosamente ai limiti dell’area di rigore, per una vittoria finale dei tangheri per 2-1 (Gordon, E. Fernandez e L. Martinez ).
Dopo questa disamina, non poche domande stanno affollando la mia mente!
Vincerà il gioco altamente qualitativo dei Toreri o la resilienza congenita dei Gauchos? Prevarrà l’istinto di conservazione del titolo di Campioni del Mondo dei Biancocelesti o la volontà di riconquista delle Furie Rosse? Sarà la genialità matura di Messi o la fresca sfacciataggine di Yamal ad avere la meglio? Sarà determinante un gregario di lusso? Da questa sfida uscirà il futuro Pallone d’Oro?
In attesa che la vigilia con questi ed altri quesiti mi accompagni alla Finalissima, e nella consapevolezza di accettare che l’evento dia la risposta tanto desiderata dai protagonisti, dai tifosi e dagli appassionati, mi rifugio in una corsetta mattutina sfidando la canicola cittadina con un gruppo di amici storici, coltivando ad ogni buon conto e intimamente le mie tensioni e i miei sentimenti pallonari.
Adorata vigilia, tra non molto dovremo dare spazio all’evento degli eventi, al termine del quale alcuni conosceranno i dolci sapori della felicità del trionfo ed altri l’infida illusione di una non realizzata vittoria.
Tuttavia non c’è sconfitta per chi ha profuso sul campo di gioco tutte le sue energie e idee!
Serenamente,
Cristiano ruaro
ex Agente FIFA e commentatore calcistico televisivo
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