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Da Budapest a Tor Vergata per Ultimo: il viaggio di Margherita verso una notte che non dimenticherà

today6 Luglio 2026 7 1

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Oltre 250.000 persone, un unico coro e una certezza: quando la musica riesce a unire così tante vite, non è più solo un concerto.

Ci sono concerti che finiscono quando si accendono le luci. E poi ci sono quelli che iniziano molto prima del primo accordo. Per Margherita, arrivata da Budapest per assistere al grande evento di Ultimo a Tor Vergata, il concerto è cominciato sette chilometri prima del palco. Noi di Radio Active 20068 le abbiamo chiesto di raccontarci quella giornata. Ne è uscito il racconto di un’esperienza che va ben oltre la musica.

Sette chilometri a piedi… cantando

Raggiungere Tor Vergata non è stato semplice.Nonostante le metropolitane aperte fino a notte inoltrata e il grande lavoro organizzativo, le navette disponibili non bastavano per l’enorme afflusso di pubblico. La scelta è stata inevitabile. Camminare. Sette chilometri all’andata. Sette al ritorno. Ma la fatica, racconta Margherita, è passata quasi inosservata. «Durante tutto il tragitto la gente cantava le canzoni di Ultimo. Era come se il concerto fosse già iniziato. C’era uno spirito bellissimo.» È forse questa l’immagine più potente della serata. Migliaia di persone che non si conoscono, ma che percorrono la stessa strada cantando gli stessi brani.

L’attesa sotto il sole… e la scelta giusta

Molti fan avevano raggiunto l’area già dal primo pomeriggio, affrontando ore sotto il sole. Margherita ha preferito arrivare poco prima dell’inizio. «Siamo arrivati verso le sette e mezza. Credo sia stata la scelta migliore.» Un piccolo sacrificio, però, c’è stato. «Ci siamo persi l’esibizione di Fabrizio Moro.» Poi gli occhi di tutti si sono rivolti al cielo. Ultimo è arrivato in elicottero, con circa cinquanta minuti di ritardo rispetto all’orario previsto. Da quel momento è iniziata una maratona musicale di oltre tre ore.

Le canzoni che hanno fatto battere il cuore

Quando le chiediamo quale sia stato il momento più emozionante, Margherita non ha dubbi. «Per me il momento più bello è stato quando ha cantato Giusy. È una canzone che normalmente non esegue ai concerti e questa volta ha deciso di regalarcela.» Ma le emozioni non sono finite lì. Durante Romantica, migliaia di persone hanno dato vita a una spettacolare fan action, facendo volare nel cielo palloncini a forma di cuore. Con Acquario, invece, tutto il pubblico ha indossato contemporaneamente gli occhiali da sole, un’iniziativa preparata dai fan nelle settimane precedenti.

Due gesti semplici. Ma vedere oltre 250.000 persone muoversi all’unisono ha trasformato quei momenti in immagini difficili da dimenticare.

Un concerto costruito insieme ai fan

Ultimo ha proposto praticamente tutto il nuovo album, senza rinunciare ai brani che lo hanno reso uno degli artisti più amati della scena italiana. In scaletta anche Fateme cantà, il brano dedicato a Roma. Margherita ha notato una differenza rispetto al concerto di due anni fa. «Questa volta ha dato molto più spazio alle canzoni dell’ultimo album.» A rendere ancora più speciale la serata è stato anche l’arrivo sul palco di Fabrizio Moro per un’esibizione insieme a Ultimo.

Le parole prima dell’ultima canzone

Prima di chiudere il concerto con Sogni Appesi, Ultimo si è fermato. Per circa tre minuti ha parlato al suo pubblico, riprendendo il messaggio pubblicato pochi giorni prima sui suoi canali social. In quel momento il silenzio di 250.000 persone valeva quasi quanto tutte le canzoni della serata. Poi è partita l’ultima musica. E nessuno avrebbe voluto che finisse.

Quando vale la pena fare tutta quella strada

Il ritorno è stato lungo. Le code. La stanchezza. Altri chilometri a piedi. Eppure, quando le chiediamo se rifarebbe tutto da capo, Margherita sorride. «Sì. Ne è valsa assolutamente la pena.» Forse è proprio questa la risposta che racconta meglio ciò che è successo a Tor Vergata. Perché i grandi concerti non si ricordano soltanto per le luci, il palco o la scaletta. Si ricordano per le persone. Per chi parte da un’altra città. Per chi attraversa un Paese. Per chi arriva persino da un’altra nazione pur di essere presente. Ed è in queste storie che la musica dimostra la sua forza più grande: abbattere ogni distanza e trasformare centinaia di migliaia di persone in un’unica, enorme voce.

Scritto da: Radio Active

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