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Chi vince gioisce, chi invece perde versa lacrime. L’editoriale di Cristiano Ruaro

today1 Luglio 2026 34 16 1

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Conclusa la fase a gironi, da domenica 28 giugno 2026 hanno avuto inizio i 16° di finale: chi vince gioisce e accede agli ottavi, chi invece perde versa lacrime sportive e si congeda dal Mondiale.

La prima partita prevista é CANADA-SUD AFRICA! In verità, gara decisamente soporifera fino alle battute finali quando il prode Eustaquio al 92′ con un destro di certosina precisione realizza la rete del successo per i Canucks con conseguente e cocente eliminazione dei Bafana Bafana, avversario più che dignitoso che ha nutrito il cospicuo novero delle temibili squadre africane. Il mio sesto senso pallonaro invita a prestare massima attenzione sia al Marocco, sia all’Egitto, compagini in cui qualità tecnica, atletica e attenzione tattica si fondono tra loro in modo eccellente.
Il giorno seguente vi saranno ben tre incontri in programma: BRASILE-GIAPPONE, GERMANIA-PARAGUAY, OLANDA-MAROCCO.
Mi soffermo sulla prima di queste sfide che ho seguito con grande interesse. Prima del fischio di inizio, analizzo le contendenti anche a livello psicologico, i loro moduli, le individualità, l’organizzazione di gioco, ma non riesco a formulare un pronostico secco. Percepisco molto equilibrio! Tuttavia, i miei dubbi verranno dissipati al 96° minuto quando i supplementari si appalesavano all’orizzonte. Tra i Verdeoro e i Samurai Blu a prevalere sarà l’ITALIANITA’
Il Brasile (Pentacampione, vittorioso ai Mondiali del 1958, 1962, 1994, 2002), pur offrendo un calcio poco sambato, ha ragione in rimonta del tenace Giappone con un gol delicato, frutto di passaggi euclidei, realizzato da Gabriel Martinelli, calciatore di acclarate origini italiane. Questi avrebbe potuto indossare la maglia azzurra ma alla fine scelse quella del paese natio a discapito di quella di provenienza dei suoi avi paterni. Nel 2021 dichiarò:”Non ho ancora preso una decisione ma rappresentare il Brasile é un sogno”. Per questo ragazzo dal sangue, almeno in parte “tricolore” e anti-divo per definizione il suo sogno si é trasformato in realtà trionfante: lui segna, il Brasile vola e i Torcedores con animo entusiasta ballano, cantano e si divertono in un’atmosfera colorata e vibrata.
Se Martinelli è il nome più acclamato dal popolo brasileiro ed è il simbolo di questa importante vittoria, grande merito va attribuito al signor Carlo Ancelotti (con una sola elle, per cortesia!), per le motivazione e la serenità profuse nel corso dell’intervallo della predetta gara, di professione ALLENATORE e di nazionalità ITALIANISSIMA! Carlo, nasce a Reggiolo (Reggio Emilia), il 10 giugno 1959, da papà Giuseppe e mamma Cecilia; figlio della Bassa Padana e di quel mondo contadino che lo caratterizzerà fortemente nel suo cammino umano, da giocatore ed allenatore. Egli, prima di raccogliere gli abbondanti frutti del successo in ogni veste indossata e a qualsiasi latitudine e longitudine, ha conosciuto il duro lavoro dell’aratura e ha studiato con umiltà e determinazione l’arte della semina. Gli infortuni, le sconfitte e le cadute, non l’hanno mai fermato, anzi l’hanno temprato e portato a essere umanamente maestro di vita e di relazioni empatiche con chiunque abbia trovato sulla sua via.
Mai dimenticherò quel sorriso sornione, quello sguardo timido e quella sua mano tanto saggia quanto affettuosa quando avvolse la mia in Via Turati 3, al terzo Piano, presso la storica sede dell’A.C. Milan S.p.A.
Lui, neo-vincitore della sua prima Coppa dei Campioni da allenatore del Milan (se ne aggiudicherà altre quattro: una ancora con l’amato Milan e tre col Real Madrid), con la sua polo color salmone, un jeans non griffato, quel marsupio in vita e un paio di scarpe da tennis: lui, Carlo da Reggiolo, l’elogio dell’essenzialità
 
Anche in un Mondiale senza gli Azzurri, ci sono gocce emozionanti di autentica ITALIANITA’!
Cristiano Ruaro
ex agente Fifa e commentatore calcistico televisivo                     

Scritto da: Radio Active

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