Domenica 12 luglio 2026, ore 23.00 circa, uscito dagli studi televisivi, al termine di una trasmissione alquanto animata su argomenti quali il Mondiale, il Calciomercato (la mia “materia” preferita sino dalle scuole elementari, altro che italiano con l’angoscia dei dettati e matematica con l’incubo delle equivalenze!) e la Nazionale (possa il neo-costituito triumvirato Malagò, P. Maldini e Leonardo con profonda lungimiranza, notevole coraggio e compiere una capillare e necessaria opera di rifondazione e riorganizzazione dell’arte pedatoria nostrana), mi dirigo verso casa guidando con attenzione “sinneriana” tra le vie dell’europea Milano onde evitare le insidie di svariate buche e non pochi tranelli stradali.
Dopo essermi rifocillato con una rinfrescante macedonia materna e ravvivato dalle nobili parole pronunciate da un animo delicato di gentil signora, il cui nome vanta inequivocabili origini francesi, il mio amico pallone, tanto geloso quanto infastidito, reclama la mia attenzione e mi sussurra in modo perentorio: “Comprendo il gradito ristoro materno e la soavità d’animo di Madame Gentilesse, ma le semifinali mondiali sono ormai alle porte. Forse che esse non stimolano sufficientemente i tuoi sentimenti?” Certo che anche il pallone ha il suo bel caratterino; sarà la calura asfissiante di questo anomalo mese di luglio!
In tale nottata inaspettata, cerco a tentoni fogli di carta riciclata, posizionata sul lato destro della mia scrivania e una penna, anzi due: una, sarà ufficialmente titolare, l’altra invece preziosa riserva. Ma in questa delicata operazione di reperimento dei ferri del mestiere, la mia mente calciofila si desta e immediatamente si prefigura in rigoroso ordine temporale la prima delle due semifinali: Francia-Spagna, martedì 14 luglio. Una sfida nella sfida intrisa di rivalità secolari: nell’arte (il contrasto tra il razionalismo formale transalpino e il misticismo iberico), nell’enogastronomia (dallo champagne alla sangria e dalle sofisticate salse alle conviviali tapas) e nei campi, da quelli di battaglia (ahimé, una lunga serie di conflitti tra il XV e il XIX secolo per l’egemonia dell’Europa) a quelli sportivi (ricordo con passione adolescenziale la finale dell’Europeo del 1984, la prima grande sfida, disputata al Parc des Princes, tra Francia e Spagna, con vittoria per 2-0 dei “Les Bleus”, che decretò l’emblematica ascesa del calcio francese sotto la guida di sua maestà Michel Platini).
E allora cara Francia (due Mondiali vinti 1998 e 2018), con la sagacia tattica del tuo allenatore, con l’esperienza che ti caratterizza e coi tuoi inimitabili moschettieri (Mbappé, Dembelé, Olise, Doué) e tu cara Spagna (un Mondiale vinto 2014), con le tue 36 partite consecutive senza conoscere sconfitta, con quel tuo dedalo di fitti passaggi e coi tuoi indomiti cavalieri (Rodri, Nico Williams, Yamal e Merino), siete pronte a regalarci, in ossequio all’estetica, la grande bellezza?
In attesa di inebriarmi del succulento predetto duello, la mia mente passa alla seconda semifinale: Argentina-Inghilterra, che si disputerà mercoledì 15 Luglio.
Anch’essa possiede i crismi non solo di una sfida ma della sfida. Sarà la rivincita del 1986? I figli di Albione non hanno dimenticato la “Mano de Dios”!
E allora cara Argentina (tre Mondiali vinti 1978, 1986, 2022) e cara Inghilterra (un Mondiale vinto 1966), esponenti di due filosofie calcistiche opposte ma accomunate da un fiero agonismo, sedate orbene le questioni geopolitiche e le conflittualità del passato e donateci, nel nome della lealtà sportiva, i tocchi sontuosi dei tangheri Messi, Alvarez, Lautaro e Nico Paz e le vibranti giocate rock di Saka, Gordon, Kane e Bellingham.
Decido, nonostante gli occhi abbondantemente appesantiti dalla stanchezza, con un pizzico di residua lucidità, di non interrogare la dea Eupalla (creazione fantasiosa e mirabile di Giovanni Brera fu Carlo), anche se curiosità e ansia da vecchio appassionato della sfera iniziano ad affiorare in me, per avere un responso anticipato sulle sorti di queste due gare, perché ritengo che l’emozione di un incontro come di una partita debba spontaneamente pervadere cuore e mente senza riserva alcuna.
L’emozione nel suo generarsi diviene intramontabile ricordo!
Serenamente,
Cristiano Ruaro
ex Agente FIFA e commentatore calcistico televisivo
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