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Mercoledì, 8 luglio 2026, notizia straordinaria: non si disputano partite! 

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Mercoledì, 8 luglio 2026, notizia straordinaria: non si disputano partite! 

Al Mondiale é stata istituita la prima giornata di riposo, ma non nel parchetto situato nei pressi della mia abitazione, in cui alcuni bambini gioiosi e scatenati, chiamandosi coi nomi dei calciatori più famosi del momento (da Mbappé a Messi, da Vinicius a Cristiano Ronaldo, da Modric a Yamal), si sfidano in una partita di pallone all’ombra di maestosi faggi per sottrarsi, almeno in parte, all’afa meneghina che è arcigna tanto quanto un difensore italico dei memorabili anni ’70. 
Incuriosito sempre più da questo coinvolgente vociare giovanile, mi trattengo ancora un po’ sul balcone domestico e scorgo il sopraggiungere di ulteriori due bambini che si uniscono frettolosamente agli atri: il primo di costituzione robusta e con folta chioma bionda esclama:”Io sono Halland!”, il secondo longilineo e con un filo di timidezza non pronuncia un nome altisonante bensì fortemente significativo:”Io sarei Vozinha.”. 
Costui, citando il nome del portiere della nazionale di Capo Verde, mi ha regalato un’intensa emozione sia per l’affascinante storia riguardante il predetto estremo difensore, sia per avermi fatto rivivere i tempi andati, durante i quali mi facevo chiamare o con nomi di giocatori giovanissimi o più esperti e di carisma senza essere, però, da primissima pagina: alle elementari ero per tutti Franco Baresi (neo esordiente col Milan, che si rivolgeva a Gianni Rivera, suo capitano e primo Pallone d’oro nostrano, dandogli del lei), alle medie divento il teutonico Paul Braitner (personaggio pittoresco e dal pensiero idealista) e al liceo mi approprio del nome di Agostino Di Bartolomei (nel mio immaginario definito “La voce del silenzio”).
Ritornando alla stretta attualità dei Mondiali, si può asserire che questa sosta di ventiquattro ore permetterà alle squadre, promosse ai quarti di finale, di recuperare energie fisiche e nervose; così come ai tifosi delle medesime di ricaricarsi per sostenere i propri beniamini con canti suggestivi, coreografie apprezzabili e variopinti stendardi.
Prima di menzionare le prossime gare (e che gare!) e di proporre una riflessione ad ampio raggio sul calcio come sport di squadra, vorrei nel nome di un congenito spirito sportivo tributare il mio umile ma sincero ringraziamento a tutte le squadre fin qui eliminate per aver comunque onorato con impegno e dedizione questa innovativa manifestazione mondiale.
Da giovedì 9 luglio “LE FANTASTICHE OTTO” cercheranno ancora una volta di animare serate e nottate; tutte meritevoli di essere seguite con particolare attenzione non solo da addetti ai lavori e da calciofili ma anche (lo suggerisco in modo spassionato e al contempo appassionato!) da chi è lontano dal mondo del pallone, perché il calcio, pur essendo contaminato da invadenti e inevitabili logiche affaristiche, da conflitti intestini di potere e da minacciosi venti politici internazionali (si veda il caso Balogun), é un inconfutabile ed esplicativo gioco di squadra, in cui ogni componente è chiamato ad uscire dal proprio egocentrismo per abbracciare e diffondere il virtuoso concetto del noismo, ovvero il Noi davanti a tutto!
A tale proposito riporto le illuminate parole del mio maestro di calcio, il cui pensiero trascendente, intriso di intuizioni e di praticità, nonché di impareggiabile romagnolità, in una delle sue telefonate notturne, sentenziò.”Cris, è calciatore vero chi prima pensa ai suoi compagni e poi a se stesso!”.
Forse che il calcio, quale segmento della vita, non si fonda sui valori dell’altruismo, della lealtà e della comunione di intenti insiti anche in un nucleo familiare, in un contesto lavorativo e perfino in una compagnia di amici?
Questi principi appena descritti, si potranno apprezzare in alcune delle squadre impegnate nelle prossime sfide a partire da Francia-Marocco, Spagna-Belgio, Norvegia-Inghilterra e Argentina-Svizzera.
Se lo splendido Marocco e la granitica Norvegia (due temibili realtà per la vittoria finale) esprimono palesemente l’esaltazione del collettivo, anche l’estrosa Francia e la sbarazzina Spagna, ricche di smisurato talento individuale e delizie per gli occhi degli esteti, hanno ben compreso come non ci si debba specchiare narcisisticamente nelle acque dell’io, ma mirare a proporre un gioco sinergico e armonioso in cui il gruppo offre al singolo l’opportunità di diventare per compagni, tifosi e financo avversari stella cometa trasversale, immagine di una luce mirabile e universale.
 
Dunque, io non sono ma NOI siamo sia nel calcio, sia nella vita!
 
Serenamente,
Cristiano Ruaro           

Scritto da: Radio Active

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