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today1 Dicembre 2025 20 9
Nel 2000 usciva Almost Famous, la lettera d’amore al rock più autentica mai scritta per il cinema. Venticinque anni dopo, Rock&Books dedica una puntata speciale al capolavoro di Cameron Crowe, disponibile ora in podcast.
Almost Famous non è fiction: è memoria vissuta. Cameron Crowe aveva davvero 16 anni quando iniziò a scrivere per Rolling Stone. Seguì in tour Led Zeppelin, Eagles, Allman Brothers Band. Visse negli autobus notturni, nei backstage fumosi, nelle stanze d’albergo anonime dove si decidevano carriere e si spezzavano cuori.
Trent’anni dopo quelle esperienze, Crowe trasformò quei ricordi in un film che vinse l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale e una nomination per Kate Hudson come migliore attrice non protagonista. Ma soprattutto creò un’opera che continua a parlare a chiunque abbia mai amato la musica come forma di ribellione, scoperta, salvezza.
La storia è quella di William Miller, quindicenne di San Diego con una madre iperprotettiva che gli ha fatto credere di avere 11 anni. Quando la sorella maggiore Anita scappa di casa, gli lascia la sua collezione di vinili con un messaggio profetico: “One day, you’ll be cool”. William scopre il rock attraverso quei dischi – The Who, Led Zeppelin, Joni Mitchell – e la musica diventa la sua via di fuga.
Inizia a scrivere recensioni. Incontra Lester Bangs, leggendario critico musicale che diventa il suo mentore cinico e sincero. E quando Rolling Stone gli commissiona un articolo su una band emergente chiamata Stillwater, William parte per l’avventura della sua vita: un tour che lo porterà a scoprire che i suoi eroi sono umani, fallibili, a volte crudeli.
Nella puntata speciale di Rock&Books andata in onda venerdì 29 novembre su Radio Active 20068, abbiamo attraversato il film canzone per canzone. Perché Almost Famous ha una colonna sonora che è molto più di un accompagnamento: è un personaggio a sé.
Cameron Crowe ottenne un risultato storico: convinse Led Zeppelin a concedere per la prima volta nella loro carriera l’uso di una registrazione originale per un film. Robert Plant e Jimmy Page volarono a Londra per vedere il film in anteprima e furono così commossi che autorizzarono non solo “That’s the Way” per la colonna sonora ufficiale, ma anche altri quattro brani nel film: “The Rain Song”, “Misty Mountain Hop”, “Tangerine” e “Bron-Yr-Aur”.
La colonna sonora vinse il Grammy Award 2001 per Best Compilation Soundtrack Album for Visual Media e uscì come doppio CD perché 17 tracce non bastavano a contenere quella storia. Nel 2021, per il ventesimo anniversario, è stata pubblicata una Super Deluxe Edition con 5 CD e 7 vinili: 102 tracce totali, la prima volta che tutta la musica presente nel film veniva raccolta in un unico cofanetto.
Ma quali sono i momenti musicali che hanno reso Almost Famous immortale?
“America” di Simon & Garfunkel apre il viaggio, la canzone della sorella Anita che rappresenta la libertà, il sogno americano on the road.
“Tiny Dancer” di Elton John è LA scena iconica: dopo un litigio furioso sull’autobus, dalla radio parte la canzone e uno a uno tutti iniziano a cantare insieme. Un momento di riconciliazione spontanea che Crowe ha definito “il momento in cui ho capito che il film funzionava”. Quella scena non era nemmeno scritta così nel copione: nacque sul set, istintiva, perfetta.
“That’s the Way” di Led Zeppelin accompagna uno dei momenti più riflessivi del film, quando William inizia a capire che il rock non è solo glamour ma anche solitudine e tradimento.
“Simple Man” di Lynyrd Skynyrd chiude emotivamente la storia con il suo messaggio universale: “Be something you love and understand” – sii qualcosa che ami e comprendi.

Almost Famous non idealizza il rock. Mostra le crepe: l’ego dei musicisti, l’uso delle persone, la solitudine dietro il palco. C’è una scena devastante dove Penny Lane – la groupie che si autodefinisce “Band-Aid”, musa ispiratrice – viene “venduta” a un’altra band per 50 dollari e una cassa di birra durante una partita di poker. È doloroso, ed è vero.
William si trova diviso tra l’amicizia con le persone che sta seguendo e l’onestà che deve al suo lavoro di giornalista. Lester Bangs gli aveva avvertito: “The only true currency in this world is what you share with someone else when you’re uncool” – l’unica vera valuta è quello che condividi quando non sei figo.
Alla fine William sceglie la verità. Scrive l’articolo onesto. La band si sente tradita, ma Russell Hammond – il chitarrista carismatico interpretato da Billy Crudup – alla fine ammette: “Hai scritto la verità”.
Almost Famous uscì nel 2000, in un momento strano per il rock. Il grunge era morto con Kurt Cobain, il nu-metal dominava, l’industria musicale stava per essere travolta da Napster. Eppure questo film nostalgico, ambientato 27 anni prima, parlava al presente.
Non fu un successo commerciale immediato – incassò solo 47 milioni contro un budget di 60 – ma negli anni è diventato un cult. Nel 2021 è diventato anche un musical a Broadway, perché alcune storie non invecchiano: si stratificano, trovano nuovi pubblici.
Venticinque anni dopo, in un’epoca dove la musica si consuma in playlist algoritmiche e i concerti costano come un mutuo, questo film ci ricorda che la musica può ancora essere un’avventura, un rischio, un modo per capire chi siamo.
La puntata speciale di Rock&Books dedicata ad Almost Famous è ora disponibile in podcast su tutte le piattaforme.
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Scritto da: Rossella Rosselli
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