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Radio Active 20068 L'ascolti in tutto il mondo
Venerdì 31 ottobre, ore 21.00: Le luci delle zucche si riflettono sui vetri, il vento scuote i rami e la notte di Halloween apre le porte al mistero, ma negli studi di Radioactive, come ogni venerdì, si accende una luce diversa: quella dell’arte.
L’appuntamento con “Ora d’Arte”, condotto da Danny 2.0, ci ha accompagnati ancora una volta in un viaggio dentro la creatività, oltre la paura, oltre il tempo.
E protagonista della settima puntata è stato Werner Herzog, il regista tedesco che ha trasformato la follia in poesia visiva e la realtà in una vertigine filosofica.
🎬 L’infanzia del silenzio
Werner Herzog nasce a Monaco di Baviera nel 1942, nel cuore di una Germania in guerra, tra rovine e propaganda. Cresce tra le montagne, senza cinema, senza televisione e — come racconta lui stesso — quasi senza voce: fino ai dodici anni non parla.
Scopre il potere delle immagini grazie a un documentario sugli eschimesi e, poco dopo, decide che anche lui racconterà il mondo con una macchina da presa. Non potendosela permettere, la “prende in prestito” da una scuola di cinema di Monaco. Da lì comincia tutto.
Herzog cammina, osserva, sopravvive. Da adolescente attraversa a piedi l’Europa fino all’Albania. “Perché Albania?” gli chiede un contadino. “Perché è una parola che non conosco”, risponde.
Già allora, in quella risposta, c’è tutta la sua filosofia: l’arte come viaggio verso l’ignoto.
🌍 Il regista che ha filmato la follia del mondo
Dopo i primi lavori come saldatore e custode di parcheggi per finanziare i suoi film, nel 1967 dirige il suo primo lungometraggio, Segni di vita, che gli vale l’Orso d’Argento al Festival di Berlino.
Poi parte per l’Africa. Tra tempeste di sabbia, malaria e arresti, realizza Fata Morgana, un film-documentario girato nel deserto del Sahara. Dove altri vedono solo sabbia e silenzio, Herzog trova la “verità estatica” — quella verità poetica e visionaria che nasce non dal registrare, ma dal trasfigurare il reale.
Fata Morgana diventa simbolo della sua poetica: il miraggio come metafora della condizione umana, l’uomo che cerca senso in un universo caotico e indifferente.
⚡ “L’universo non è armonia, ma caos, ostilità e assassinio”
Negli anni ’70 arrivano i film che consacrano Herzog come uno dei più radicali autori del cinema moderno.
Il paese del silenzio e dell’oscurità racconta la vita dei sordo-ciechi; Aguirre, furore di Dio è un viaggio allucinato nella follia del potere; L’enigma di Kaspar Hauser esplora il mistero dell’identità e della libertà.
Ma è con Fitzcarraldo che Herzog tocca l’apice del suo mito: un film in cui alcuni uomni trascinano una nave di 320 tonnellate attraverso una montagna amazzonica per costruire un teatro d’opera nella giungla. Niente effetti speciali — l’impresa fu reale.
Come il suo protagonista, anche Herzog ha sfidato l’impossibile. “Ogni pietra della giungla mi guardava con occhi ostili”, scriverà nel suo diario “La conquista dell’inutile”.
🚶♂️ Il viaggio a piedi verso Parigi
Nel 1974, saputo che la critica cinematografica Lotte Eisner era in fin di vita, Herzog decise di non prendere un aereo: partì da Monaco e camminò fino a Parigi.
Tre lunghissime settimane di cammino e nel suo diario Sentieri sul ghiaccio scrisse: “Camminavo nella fiducia assoluta che lei sarebbe rimasta in vita finché io fossi arrivato.”
E così fu. Eisner sopravvisse.
Una storia che sembra un film — ma con Herzog, la vita è sempre più incredibile della finzione.
🔥 L’arte come vertigine
Per Herzog esistono due verità: quella dei fatti e quella “estatica”, che si raggiunge solo mentendo, immaginando, creando.
È una verità che scuote, non consola.
L’arte, dice, “non nasce dal comfort, ma dalla vertigine”.
Ed è forse questo il suo lascito più grande: ricordarci che anche nel caos e nell’orrore, il mondo resta degno di essere ammirato.
🎧 La musica della puntata
Da Status Quo a Motley Crue, da Depeche Mode a The Doors – la serata ha alternato parole e musica, visione e ritmo, brividi e libertà.
Un viaggio dentro la mente di un uomo che ha attraversato il deserto, la giungla e i ghiacci per raccontarci che l’arte è anche un atto di sopravvivenza.
🕯️ Dolcetti, scherzetti e libertà
In una notte dove tutto è sospeso tra gioco e paura, Ora d’Arte ha scelto la via della riflessione.
Perché come ricorda Danny 2.0 – “l’arte non serve a consolare, ma a risvegliare.”
📻 “Ora d’Arte” – tornerà venerdì prossimo alle 21:00, come sempre in diretta e portando con sè (c’è da starne certi) nuove storie, nuovi viaggi e nuovi spunti di riflessione.
Scritto da: Danny2.0
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