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ora d'arte

Atlanti Onirici

today20 Febbraio 2026 28 4

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Quando l’arte nasce nel cuore della notte

«Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi».

Con questa citazione si è aperta, venerdì 20 febbraio alle 21.00, la ventesima puntata di Ora d’Arte, in diretta dagli studi di RadioActive20068 a Peschiera Borromeo.

Una puntata che è stata, prima di tutto, un invito: lasciare le armature all’ingresso, abbandonare le mappe tradizionali e attraversare insieme territori senza confini geografici, ma ricchi di paesaggi interiori. Perché questa volta il viaggio non ci ha portati lontano nello spazio, ma in profondità – dentro i sogni.

Dopo l’apertura musicale con Counting Crows e la loro Round Here, il cuore della puntata ha preso forma attorno a una domanda semplice e potentissima: E se alcune delle più grandi opere della storia fossero nate mentre il mondo dormiva?

Il sogno come scintilla creativa.

Il sogno come archivio simbolico.

Il sogno come atto di libertà.

L’arte – lo abbiamo ribadito – non è solo contemplazione: è rivoluzione pacifica, è disallineamento dall’omologazione, è il coraggio di restare autentici in un mondo che ci vorrebbe tutti uguali.

Un incubo che ha cambiato la letteratura

Nel 1816, durante una notte tempestosa in Svizzera, Mary Shelley ebbe una visione: uno scienziato piegato su una creatura a cui stava dando vita. Non fu un ragionamento, ma un’immagine potentissima, quasi febbrile. Da quell’incubo nacque Frankenstein.

Non era solo la figura del “mostro” a inquietare, ma la responsabilità del creatore. L’uomo che osa superare i limiti della natura e poi si ritrae, incapace di sostenere il peso della propria creazione.

Una domanda, ancora oggi attuale, è risuonata in diretta: fino a dove può spingersi l’essere umano prima di perdere il controllo di ciò che ha generato?

Il violino del diavolo

Se un incubo può generare un romanzo immortale, cosa può nascere da un sogno in cui il diavolo suona un violino con una bellezza sovrumana?

Lo raccontò Giuseppe Tartini: sognò il diavolo ai piedi del letto, intento a suonare una melodia straordinaria. Al risveglio tentò di trascriverla. Nacque così la celebre sonata nota come Il Trillo del Diavolo.

«Era la musica più bella che avessi mai udito – disse – ma ciò che scrissi fu solo un’ombra».

Il sogno, dunque, come territorio in cui l’arte si manifesta in forma pura – e la veglia come tentativo, sempre imperfetto, di afferrarla.

Stelle, cucchiai e orologi molli

Dalle visioni notturne siamo passati al cielo aperto, accompagnati da A Sky Full of Stars dei Coldplay. Perché tra stelle e sogni, il passo è breve.

E quando si parla di atlanti onirici, non si può non evocare Salvador Dalí.

Il genio spagnolo non si limitava ad aspettare i sogni: li provocava. Si addormentava con un cucchiaio in mano; nel momento in cui il sonno diventava profondo, il cucchiaio cadeva, il rumore lo svegliava e lui catturava le immagini di quella soglia sospesa tra veglia e incoscienza.

Da quelle visioni nacque “La persistenza della memoria”, con i suoi orologi molli e il tempo che si scioglie.

E ancora, opere come “Sogno causato dal volo di un’ape…” testimoniano quanto l’inconscio potesse trasformarsi, per Dalí, in materia pittorica.

Cose da pazzi? O semplicemente un diverso modo di leggere il proprio atlante interiore?

Una melodia sognata

Nel 1965 un altro artista si svegliò con una melodia perfetta in testa. Temette perfino di averla rubata, tanto gli sembrava impossibile che fosse sua.

Era Paul McCartney.

Quel sogno divenne Yesterday dei The Beatles: una delle canzoni più reinterpretate della storia, nata letteralmente tra sonno e veglia.

Una melodia che dimostra come, a volte, la musica non si scriva: si sogni.

E noi?

Durante la puntata ci siamo chiesti: vi è mai capitato di svegliarvi con un’immagine vivida nella mente? Un colore mai visto? Una città impossibile? Un volto sconosciuto ma familiare?

I sogni sono cartografi silenziosi, disegnano confini che di giorno non osiamo attraversare. A volte sono frammenti confusi, altre volte messaggi chiarissimi.

Forse non tutti diventeremo romanzieri, compositori o pittori surrealisti. Ma ciascuno di noi, ogni notte, attraversa mondi che potrebbero trasformarsi in intuizioni, decisioni, cambiamenti.

Basta avere il coraggio di ascoltarli.

Info di servizio (e un cucchiaio sul comodino)

In chiusura, qualche novità importante: RadioActive sarà presente anche quest’anno al Festival di Sanremo, con inviati pronti a raccontarci il dietro le quinte del palco dell’Ariston. Per questo motivo, venerdì 27 febbraio Ora d’Arte non andrà in onda.

Torneremo in diretta venerdì 6 marzo alle 21.00 con un nuovo viaggio, nuove mappe e nuove destinazioni.

E stanotte, se volete provare anche voi a catturare un frammento d’infinito…

provate ad addormentarvi … con un cucchiaio in mano. 🙂

 

Scritto da: Danny2.0

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