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La leader dei Florence + The Machine apre il suo cuore nell’intervista a Zane Lowe di Apple Music, rivelando i retroscena dolorosi e la magia dietro il sesto album in studio
C’è un’urgenza viscerale dietro “Everybody Scream”, il nuovo album dei Florence + The Machine. Non è solo musica, è un grido di sopravvivenza, un esorcismo personale trasformato in arte. Florence Welch lo ha confessato apertamente durante un’intervista intima con Zane Lowe su Apple Music 1, svelando un percorso creativo segnato da traumi, guarigione e una rinnovata consapevolezza artistica.
“Questo disco è esploso fuori da me, ed è nato quasi come un meccanismo di sopravvivenza“, confessa la cantautrice britannica. L’urgenza di pubblicare l’album proprio in questo momento era così forte che Florence ha rifiutato categoricamente ogni proposta di rimandare l’uscita. “O esce ora o non uscirà mai. Tra qualche anni non mi sentirò più così“, ha spiegato, descrivendo una ferocia creativa che l’ha portata a completare il progetto quasi in una nebbia, ancora mentre elaborava eventi traumatici della sua vita.
A differenza di molti artisti che partono dalla melodia, Florence Welch costruisce le sue canzoni a partire dalle parole. “Tendo sempre a partire dalle parole. A volte però questo può essere difficile, perché la struttura è già così definita che trovare il suono giusto diventa complicato”, rivela. Brani come “One of the Greats” sono nati come lunghe poesie scritte durante i tour, mentre “Everybody Scream” esisteva inizialmente solo come titolo annotato su un file: “Florence + The Machine, Everybody Scream — canzone in arrivo.”
Tra i pezzi più potenti dell’album spicca “One of the Greats”, una canzone che Zane Lowe ha definito “ironica, tagliente, ribelle e vulnerabile allo stesso tempo”. Florence la descrive come “un flusso di coscienza arrabbiato” che esplora il ciclo ossessivo della creatività: “Sono la migliore, sono la peggiore, sono la migliore...”.
Il brano affronta senza filtri la brutalità dell’ambizione e il prezzo della grandezza. “È sulla violenza della ricerca della grandezza: su ciò che infliggi a te stessa e a chi ti ama pur di arrivarci“, spiega l’artista. Registrata in un’unica take vocale e chitarra, la canzone ha richiesto tre anni per essere completata proprio per la sua natura selvaggia e imperfetta, con cambi di tempo e tonalità che sembravano “sbagliate” ma che rappresentavano l’essenza del brano.
In uno dei momenti più toccanti dell’intervista, Florence ha rivelato di aver subito un aborto extrauterino sul palco durante il tour precedente. “Ho sempre parlato della ‘preveggenza’ che a volte c’è nella scrittura. In ‘King’ c’è una frase — ‘Non sapevo che il mio assassino sarebbe venuto da dentro di me’ — ed è una canzone sulla maternità“, racconta con una consapevolezza quasi sconcertante.
L’emorragia interna l’ha portata a un intervento chirurgico d’urgenza, ma appena dieci giorni dopo era di nuovo sul palco. “Il palco è sempre stato l’unico posto dove sento di avere controllo e potere“, spiega Florence, descrivendo come la performance le abbia permesso di affrontare un dolore altrimenti insopportabile.
L’esperienza traumatica ha spinto Florence Welch a esplorare temi di stregoneria, misticismo e occulto durante la scrittura dell’album. “Mi sentivo completamente fuori controllo del mio corpo. Così ho iniziato a esplorare i temi della stregoneria e del misticismo”, racconta. La ricerca l’ha portata a scoprire che le prime donne processate come streghe erano spesso ostetriche o semplicemente donne che possedevano terre o vivevano fuori dagli schemi tradizionali.
“Finivo per prepararmi veri e propri calderoni di erbe. Avevo bisogno di modi naturali per guarire, oltre a quelli medici”, confessa con una punta di ironia autoriflessiva.
Il processo produttivo di “Everybody Scream” è stato frammentato e complesso. Iniziato nel sud di Londra con Mark Bowen degli Idles, ha visto passare in studio anche artiste come Mitski ed Ethel Cain (che ha cantato i cori su “One of the Greats”).
Ma è stato l’intervento di Aaron Dessner (The National, Taylor Swift) a dare coerenza finale al progetto. “Avevamo bisogno di un mago — e Aaron Dessner lo è stato”, dice Florence. Nel suo studio nella Hudson Valley, New York, circondata dalla natura, l’artista ha trovato la chiarezza necessaria per completare l’album, riempendolo di riferimenti alla flora e fauna e attingendo alle canzoni folk mistiche degli anni ’70.
“Il dono di passare attraverso qualcosa di terribile è che puoi abbracciare qualcuno che ci è passato anche lui“, riflette Florence parlando del senso profondo della sua scrittura. Brani come “Perfume and Milk” esplorano il processo di guarigione non lineare, osservando le stagioni cambiare e sentendosi parte di un ciclo naturale più grande.
Per la prima volta nella sua carriera, Florence Welch sembra aver fatto pace con l’idea di non dover piacere a tutti. “Credo che questo sia il primo disco in cui davvero non mi importa di quello che pensa la gente, perché mi è costato tantissimo. Ora so per chi è, e questo è cambiato.”
Vedere giovani fan scoprire e amare profondamente la sua musica ha guarito Florence da “tanta vergogna” che provava agli inizi per quanto fosse “grande, espressiva, teatrale”. “Ora capisco che la mia musica è per chi la sente propria, e per chi non la sente… va bene così.”
“Everybody Scream” è disponibile ora su tutte le piattaforme digitali. Un album che non è solo musica, ma testimonianza di resilienza, trasformazione e del potere curativo dell’arte.

Scritto da: Rossella Rosselli
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