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Radio Active 20068 L'ascolti in tutto il mondo
Trentadue anni di carriera e la voglia di raccontare è ancora intatta. I Casino Royale tornano con “FUMO“, un album che sfida le regole non scritte dell’epoca dello streaming, dove tutto deve essere veloce, immediato, consumabile. Qui invece ci si ferma, ci si siede, si ascolta dall’inizio alla fine. Come una volta.
Il progetto, uscito il 23 maggio per Asian Fake, è una suite di 33 minuti pensata per essere vissuta come un unico respiro narrativo. Non è un caso che la band milanese abbia scelto di chiamarla così: suite richiama la tradizione classica, dove ogni movimento aveva senso solo in relazione agli altri. Un approccio quasi anacronistico in tempi di playlist algoritmiche.
La collaborazione con Clap! Clap! nella produzione porta una ventata di bassi profondi che dialogano con le radici giamaicane del sound dei Casino Royale. È un incontro tra generazioni che funziona, dove l’esperienza incontra la sperimentazione senza forzature. Il risultato suona familiare ma sorprendente, come quando riconosci una voce al telefono dopo anni di silenzio.

L’immagine di copertina racconta già tutto: un turibolo, oggetto liturgico che sprigiona fumo d’incenso. Ma qui il fumo non purifica, semmai confonde. È la metafora perfetta per descrivere il presente: viviamo immersi in una nebbia che ci impedisce di vedere chiaramente, di distinguere il vero dal falso, l’importante dal rumore di fondo.
Marta Del Grandi apre il disco con una sorta di prologo cantato, mentre Alda, giovane rapper di origine albanese, porta il suo flow tagliente in un contesto dove le generazioni si mescolano senza gerarchie. È il bello dei Casino Royale: sanno ancora stupirsi, sanno ancora imparare.

Sarebbe facile catalogare questo ritorno come operazione nostalgica, ma sarebbe sbagliato. I Casino Royale non guardano indietro con rimpianto, piuttosto osservano il presente con la lucidità di chi ha attraversato decenni di cambiamenti. Dal post-punk milanese degli anni Ottanta al lockdown del 2020, hanno sempre saputo interpretare il loro tempo senza subirlo.
“FUMO” parla di controllo, manipolazione, solitudine digitale. Temi universali che diventano urgenti quando li attraversi con la maturità di chi ha visto il mondo cambiare più volte. Non è predicazione, è osservazione. La differenza è sottile ma fondamentale.
Casino Royale in Tour
Il tour, partito dal Mi Ami Festival il 24 maggio, si ripromette di trasformare questi 33 minuti di studio in esperienza collettiva. Perché alla fine, nonostante tutto il fumo che ci circonda, la musica dal vivo resta l’antidoto più efficace contro l’isolamento contemporaneo.

I Casino Royale continuano a rinascere, come hanno sempre fatto. Questa volta però il gioco è più sottile: non si tratta di sopravvivere ai cambiamenti, ma di attraversarli mantenendo intatta la capacità di raccontare. In un’epoca che ha fretta di tutto, loro si prendono il tempo di una suite. E questo, forse, è il gesto più radicale di tutti.
Scritto da: Rossella Rosselli
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