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Radio Active 20068 L'ascolti in tutto il mondo
“Vogliamo chiudere la nostra carriera al livello più alto, prima di declinare un po’.”
Quando Antonio “Tony Face” Bacciocchi lo dice, capisci subito che non è nostalgia né retorica. È lucidità. È la consapevolezza di chi ha vissuto quarantaquattro anni facendo esattamente quello che voleva, senza mai piegarsi, e ora sceglie di salutare con la stessa dignità con cui è sempre salito sul palco.

I Not Moving hanno chiuso il cerchio con “That’s All Folks!”, uscito il 17 ottobre. Il titolo dice tutto: un addio alla Looney Tunes, con classe e ironia. Rita Lilith Oberti e Antonio Bacciocchi sono venuti a trovarmi nel salotto di Rock&Books per raccontare questa storia lunga quasi mezzo secolo, e l’intervista è un viaggio che merita di essere ascoltato dall’inizio alla fine.
Tutto parte da Piacenza, 1981. Antonio aveva 20 anni, gli altri 15-16, e si sono trovati perché erano “le poche anime affini che giravano in città”. Non c’erano cellulari, non c’era internet. Quando Dome, il chitarrista, arrivò da Pisa, organizzare le prove significava lasciare messaggi ai genitori sui telefoni fissi: “Richiama domani alle 5 perché è in casa in quel momento”. Eppure in quelle difficoltà si è forgiata una delle band più autentiche del rock italiano. Come dice Antonio, “si suonava perché ci piaceva farlo, punto e basta. Era l’etica del punk.”
Quello che colpisce nell’intervista è l’assenza totale di pose. Rita racconta di come, essendo una delle poche donne sul palco negli anni ’80, per lei fosse naturale, mentre “è stato il resto del mondo a sottolinearla”. Racconta anche dei giornalisti che negli anni ’90 la ignoravano per parlare solo con i musicisti maschi, e lo fa senza vittimismo, anzi: “Quello che volevo fare lo volevo fare ardentemente, dai sedici anni fino ai 60.” È questa forza, questa onestà, che rende ogni loro parola così vera.
C’è un aneddoto che mi è rimasto impresso. Nel 1985 la rivista “Lei” propose a vari gruppi della scena – Litfiba, Diaframma, Neon – un servizio fotografico con abiti rock griffati. Tutti accettarono. I Not Moving rifiutarono. Rita comprò comunque la rivista e vide tutti gli altri gruppi in posa. “Gli unici che non c’erano eravamo noi“, dice ridendo. “Che tra l’altro eravamo anche più belli.” Quella scelta – l’indipendenza come punto d’arrivo, non come fase di passaggio – è diventata leggenda, tanto che l’episodio è finito in un libro sulle sottoculture milanesi.
Ma non sono mai stati integralisti dell’underground. “Non rinunciamo ai milioni di euro“, scherza Rita, “quindi possiamo permetterci di dire che adesso basta.” E poi chiarisce: “A me non fa schifo se uno mi paga di più quando vado a suonare. Io non vendo la mia anima, ma se la mia musica accidentalmente diventasse quella che funziona sarei molto contenta.” Questa sincerità disarmante attraversa tutta l’intervista. Non sono leggende inaccessibili, sono persone che hanno scelto una strada difficile e l’hanno percorsa con coerenza, sbagli, sperimentazioni e sempre una libertà totale.
“That’s All Folks!” racchiude tutto questo: garage rock, post-punk, blues sporco, psichedelia. Dieci brani che sono un testamento artistico, ma anche la prova che l’energia, l’urgenza e la spontaneità sono ancora lì, intatte. I concerti continueranno per un po’, poi ognuno prenderà la propria strada. Ma questa intervista resta come documento di una storia che merita di essere raccontata e ascoltata.
Perché, come dice Antonio, “siamo sempre stati fedeli a noi stessi“. E si sente. Si sente in ogni singola parola.

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Rock&Books – Not Moving That’s All Folks
Disponibile su tutte le piattaforme podcast
“That’s All Folks!” è disponibile ora per La Tempesta Dischi / LaPOP Music.
Non è solo un album. È il saluto di una leggenda del rock indipendente italiano.
Scritto da: Rossella Rosselli
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