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Dal 20 marzo 2026 è disponibile su tutte le piattaforme digitali l’undicesimo album in studio della band torinese, un lavoro che guarda al presente con coraggio e curiosità sonora.
Ci sono dischi che escono e ci sono dischi che arrivano. “Terre Rare”, l’undicesimo album in studio dei Subsonica, pubblicato il 20 marzo per Epic Records/Sony Music Italy, appartiene alla seconda categoria. Samuel, Max Casacci, Boosta, Vicio e Ninja tornano con dodici tracce che non cercano la hit facile, ma costruiscono qualcosa di più ambizioso: un racconto, una mappa, un viaggio tra geografie reali e interiori.

Il titolo non è casuale. Le terre rare sono i minerali critici alla base della tecnologia moderna, e qui diventano metafora di tutto ciò che è prezioso e difficile da trovare: l’umanità, la connessione autentica, il tempo per ascoltare davvero. L’identità visiva del disco si affida alla Croce Tuareg — o Croce di Agadez — antico amuleto che simboleggia orientamento e protezione nel deserto, scelto dalla band come simbolo di un passaggio all’età adulta dopo trent’anni di carriera.
Il suono di “Terre Rare” porta i segni di un viaggio fisico: durante una trasferta a Essaouira, in Marocco, i Subsonica hanno incontrato strumenti come il guembri e le krakeb, raccolto ritmi e suggestioni Gnawa, portando nella texture dell’album una componente organica e mediterranea che si fonde — mai si scontra — con l’elettronica da club che da sempre è il loro marchio. Il risultato è un disco adulto, consapevole, suonato con grande cura, che rifiuta la logica dei singoli usa-e-getta per abbracciare la forma lunga dell’album.
Il cuore più scopertamente politico è “Straniero“, terzo singolo estratto, in cui compare la voce della giovane cantante di origini palestinesi TÄRA. Il brano affronta la disumanizzazione come strumento di guerra e oppressione, ricordando che la condizione di “straniero” è sempre relativa, sempre determinata dal lato del mondo in cui ci si trova — o dal lato di un mirino. “Radio Mogadiscio” e “Il tempo in me”, già usciti nei mesi precedenti, avevano anticipato rispettivamente l’anima più politica e narrativa del disco e quella più introspettiva. Da segnalare anche “Ghibli”, nata da un’improvvisazione con strumenti tradizionali marocchini, dedicata al vento di cambiamento portato dalle nuove generazioni, e “Grida”, che affronta le omertà sui genocidi contemporanei con un pattern ritmico riconoscibilmente subsonico.
“Terre Rare” esce in coincidenza con il trentennale della band — dal 1996 al 2026 — e questo non è un dettaglio secondario. I Subsonica sono stati tra i primi a portare in Italia la fusione tra club culture, rock e impegno politico, aprendo una strada che molti artisti della scena contemporanea hanno percorso. Questo disco non celebra quel passato: lo rilancia, lo mette in discussione, lo contamina con nuove latitudini.
Per festeggiare i trent’anni, la band ha organizzato “Cieli su Torino 96-26”, quattro concerti speciali alle OGR Torino — già sold out — nelle date del 31 marzo e 1, 3 e 4 aprile 2026, ognuno con una scaletta diversa e una selezione variabile di brani storici. A questi si aggiunge un programma di eventi diffusi in città: la mostra antologica “Rientro in Atmosfera” con fotografie, strumenti e costumi di scena, percorsi sonori in dieci luoghi di Torino accessibili via QR code, foto giganti sotto i portici di via Po e in Piazza San Carlo, e persino un tram experience — un club itinerante su rotaie. A giugno partirà poi il tour estivo “Terre Rare 96-26”, con le prime date a partire dal 26 giugno nei principali festival italiani.

“Terre Rare” è un disco che non chiede ascolti distratti. Vale il viaggio.
Scritto da: Rossella Rosselli
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