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Radio Active 20068 L'ascolti in tutto il mondo
La puntata numero 25 di Ora d’Arte non è stata solo una diretta, è stata, ancora una volta, un viaggio. Un viaggio di quelli che non fai con le valigie, ma con la testa, con la pelle… e con qualcosa di ancora più profondo.
Si partiva da una domanda semplice: riuscite a vedere davvero ciò che vi circonda?
Perché – come suggeriva l’apertura – spesso non vediamo le cose per come sono, ma per come siamo.
E allora via, si parte! Destinazione: Cuba
Non una cartolina. Non il solito racconto da turista: questa volta Ora d’Arte ci ha portati dentro la vita vera, quella che scorre tra le strade di L’Avana, tra musica, fatica e una sorprendente voglia di vivere.
A guidarci, Jorge, detto “el negrito”, un uomo che di certo non troverete su nessuna guida turistica, ma che forse rappresenta quell’isola meglio di chiunque altro.
Jorge non ha una vita facile: acqua che va e viene, corrente che salta, lavoro incerto, eppure, riesce a trasformare tutto questo in qualcosa che assomiglia molto alla felicità, o almeno, a una forma di equilibrio che noi spesso dimentichiamo.
Quando manca la luce, per esempio, tutto attorno si ferma, ma la musica, la sua musica ha inizio.
Le strade si riempiono, la gente balla, ride, condivide. Un blackout, diventa una festa.
Sì, proprio così.
La bellezza dove non te l’aspetti
Nel racconto attraversiamo luoghi iconici come la Plaza de la Revolución, il Malecón, fino alla Fortaleza de San Carlos de la Cabaña al tramonto, ma la verità è che i luoghi, a un certo punto, passano in secondo piano, perché quello che resta davvero, sono le sensazioni:
il vento sulla pelle, i colori consumati dal sole, i bambini scalzi, le risate improvvise.
E poi arriva la notte
Ed è lì che succede qualcosa di diverso: quando la giornata finisce, quando il rumore si abbassa, Jorge e la sua Cuba, sembrano cambiare pelle.
El negrito prende una tela, qualche colore… e dipinge.
Non paesaggi, non ritratti, ma quello che ha provato, ciò che ha sentito
Un abbraccio – il ritorno a casa – il calore della sua famiglia.
Linee morbide, colori caldi, il rosso mescolato all’oro: niente di tecnico, niente di perfetto, ma tutto incredibilmente vero.
E forse è proprio questo il punto dell’episodio.
L’arte non è solo nei musei o nelle cornici costose, sa essere anche nelle cose che resistono, nelle persone che, nonostante tutto, continuano a creare, a sentire, a immaginare.
Jorge non lo sa, ma è un artista – perché ogni giorno inventa un modo per andare avanti e ogni notte trova un modo per raccontarlo.
Alla fine, cosa resta?
Forse una domanda, o magari una piccola consapevolezza:
che la libertà non è sempre dove pensiamo di trovarla e che l’arte… può nascere ovunque, anche dove sembra impossibile.
Come sempre, Ora d’Arte non chiede solo di ascoltare – chiede di vedere e se questa puntata vi ha lasciato anche solo un’immagine nella testa, beh, allora ha fatto centro.
Ci sentiamo venerdì prossimo con un viaggio tutto nuovo e … sempre, viva la libertà!
Scritto da: Danny2.0
today25 Maggio 2026 53 36
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